L’introduzione della tesi è la porta d’ingresso: orienta chi legge e dà il tono a tutto il resto. Spesso è anche la pagina che mette più in difficoltà, perché si prova a scriverla per prima. Vediamo cosa contiene e come affrontarla.
Cosa contiene un’introduzione
Un’introduzione completa risponde, nell’ordine, a poche domande:
- Di cosa parliamo e perché conta: il contesto e l’importanza del tema;
- Qual è la domanda o l’obiettivo: cosa vuoi indagare o dimostrare;
- Cosa si sa già: un accenno allo stato della ricerca (la rassegna vera va nei capitoli);
- Come procedi: il metodo, in sintesi;
- Com’è organizzata la tesi: una breve mappa dei capitoli.
Scrivila (o riscrivila) per ultima
È il consiglio che cambia tutto: l’introduzione promette ciò che la tesi mantiene, quindi puoi scriverla davvero bene solo quando il lavoro è finito. Va bene buttare giù una bozza all’inizio per orientarti, ma la versione definitiva si scrive alla fine.
Quanto deve essere lunga
Indicativamente il 5-10% della tesi: poche pagine per una triennale, qualcuna in più per una magistrale. Se l’introduzione diventa un capitolo, probabilmente ci hai messo contenuti che vanno altrove.
Introduzione o abstract?
Non sono la stessa cosa. L’abstract è un riassunto autonomo di 150-300 parole che include i risultati; l’introduzione apre il discorso e, di solito, non anticipa i risultati. Tienile distinte.
Gli errori più comuni
- Troppo lunga o troppo vaga: gira intorno al tema senza arrivare alla domanda.
- Scritta una volta sola all’inizio e mai aggiornata: non combacia più con la tesi finita.
- Confusa con lo stato dell’arte: la rassegna della letteratura è un capitolo a parte.
In sintesi
L’introduzione presenta tema, domanda, metodo e struttura, e si scrive meglio alla fine. Tienila breve e distinta dall’abstract. Per il quadro completo del processo, vedi come scrivere una tesi.